28 aprile 2021

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Perché dovresti investire durante il Covid
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Si potrebbe pensare che investire ai tempi del Covid non sia una buona idea, vista la recessione economica, soprattutto in Europa, e la crisi sanitaria che ci accompagna da un anno a questa parte. Ma sarebbe un errore, perché questo è un buon momento, forse addirittura un ottimo momento per investire.

Ecco perché:

1. Ampi margini di ripresa
Nonostante i mercati azionari abbiano mostrato una notevole ripresa rispetto ai picchi negativi del marzo 2020, ci sono ancora molte opportunità da cogliere. La strategia di FWU, ad esempio, le ha individuate in aree particolarmente colpite dalla pandemia; in concreto, gli investimenti sono stati concentrati su azioni europee, in particolare del settore bancario, dei viaggi e del tempo libero. Con l’avanzare e il rafforzarsi della campagna vaccinale, questi settori continueranno a migliorare sui mercati e porteranno notevoli profitti agli investitori.

2. Stimoli colossali
I governi nazionali non si sono risparmiati in materia di stimoli all’economia. Prendiamo l’esempio degli Stati Uniti, dove l'ultimo pacchetto proposto dall'amministrazione Biden e approvato dal Congresso è arrivato a 1,9 trilioni di dollari, mentre il nuovo piano - che comprende importanti investimenti infrastrutturali - sembra quantificabile addirittura in 2,5 trilioni. Uno stimolo enorme, superiore al 30% del PIL: inutile sottolineare la sproporzione rispetto agli interventi varati per fronteggiare gli effetti della crisi del 2008 - circa il 6% del PIL.

3. Dalla reflazione più valore alle aziende
Anche se in modo meno prorompente, è probabile che lo stesso accada anche in Europa nei prossimi 18 mesi, quando la pandemia sarà completamente sotto controllo. Tutte queste misure di sostegno comportano che l'economia mondiale stia attraversando un periodo di "reflazione", il che è positivo per le aziende in termini di aumento delle vendite, dunque per i loro guadagni e, in definitiva, per i prezzi delle azioni.

4. Al riparo dall’inflazione
Nei prossimi anni, inoltre, è probabile che l'inflazione aumenti in modo significativo, riducendo di conseguenza il potere d’acquisto del denaro lasciato in giacenza sul conto corrente. Come evitare questo scenario? Semplice, investendolo.

5. Trend da sfruttare
La pandemia ha velocizzato la crescita di alcuni trend strutturali. L’esempio più lampante è l'e-commerce: l’impossibilità di uscire di casa e la chiusura forzata di negozi non alimentari, ha significato un’impennata particolarmente rapida dell’acquisto di beni e servizi su internet. Con il risolversi della situazione questi numeri subiranno un ridimensionamento, ma una quota significativa di chi ha iniziato ad acquistare online manterrà, almeno in parte, questo comportamento. Ciò si tradurrà, nei prossimi anni, in una crescita delle vendite degli e-commerce con una ricaduta positiva su tutto l’indotto e le molte altre attività connesse. Altri trend positivi riguardano i videogiochi, la robotica, il cloud computing e la biotecnologia, solo per citarne alcuni: un dinamismo da sostenere subito.

Insomma, sono molte le ragioni per cui questo delicato momento storico sia giusto per investire, nonostante tutto. Può sembrare controintuitivo ma proprio adesso, là fuori, le opportunità fioccano: basta volerle afferrare!

La parola del momento: “reflazione”

La reflazione è uno scenario in cui lo Stato interviene a sostegno dell’economia – attraverso stimoli fiscali e monetari - per superare una recessione. L’intento della reflazione è quindi creare inflazione, scongiurando uno scenario deflattivo. Niente di più adatto della reflazione, dunque, per evitare di cadere in una spirale estremamente temuta (e non a caso) dai ministri dell’economia di tutto il mondo.

Badare al sodo
Gli Stati aumentano la base monetaria e/o tagliano le tasse, mettendo più soldi nelle tasche dei cittadini, che possono in questo modo aumentare la domanda di beni e servizi. In ultima istanza, la “macchina” produttiva ha la possibilità di ripartire. L'aumento della domanda ha come effetto collaterale un aumento diffuso dei prezzi, ovvero dell’ inflazione. Ecco perché è stata chiamata “reflazione”: una combinazione di recessione e inflazione.

Quando si verifica
La parte di recupero del ciclo economico è quella in cui si manifesta la reflazione. avviene dopo la recessione e cercano di raggiungere la fase espansiva. Nella fase espansiva, gli stimoli fiscali e monetari cominciano ad essere ridotti perché l'economia è riuscita a riattivarsi.

La reflazione nel recente passato
Un esempio di reflazione è quella messa in atto dagli Stati Uniti nel 2008, nel bel mezzo della crisi finanziaria causata dai mutui subprime che provocò una flessione del PIL dello 0,3%. In quella occasione la Federal Reserve (FED) lanciò un piano di stimolo quantitativo che prevedeva l'acquisto di obbligazioni del Tesoro e titoli garantiti da ipoteca per 4,5 trilioni di dollari. Un impegno finanziario mantenuto fino al 2017, quando cominciò una progressiva riduzione in vista di un miglioramento degli indici macroeconomici. L'obiettivo del programma era, in parole povere, rilanciare l'economia iniettando liquidità nel sistema finanziario, anche abbassando progressivamente, a questo scopo, i tassi d'interesse.

Reflazione contro deflazione
Uno degli incubi peggiori dei governi nazionali è il verificarsi di un calo costante dei prezzi. Questo fenomeno, noto come deflazione, può verificarsi in concomitanza con una recessione. Se da un lato l’inflazione riduce il potere d'acquisto della popolazione, la deflazione genera meno reddito per le aziende, rallentando la creazione di posti di lavoro. Due belle gatte da pelare.

L’equilibrio per guardare lontano
Ciò che vale la pena ribadire è semplice: stimolare artificialmente l'economia non ha senso se i livelli di occupazione non aumentano, e la crescita non si dimostra stabile e sostenibile a lungo termine.