14 settembre 2021

6 minuti

Gestione finanziaria

Pensione integrativa: come costruirla grazie alla previdenza complementare
Espressioni come “pensione integrativa” e “piano pensionistico” sono ancora poco conosciute, soprattutto da chi ne avrebbe bisogno. E tu, sei tra quelli?
Pedro Guinales - Country Manager Spain - FWU Life Insurance Spain - Person Image

Pedro Guinales - Country Manager Spain - FWU Life Insurance Spain

La domanda delle domande: come immagini la tua vita quando sarai in pensione? Ma soprattutto: hai capito come realizzare il sogno di una pensione senza preoccupazioni?

Se la risposta è “… non ancora!”, non sei l’unico, anzi sei in ottima compagnia.

In tanti non ci siamo ancora mossi per pianificare la nostra pensione di domani. Tra figli, bollette da pagare e mille impegni, non è facile trovare il tempo anche per pensare al nostro futuro pensionistico.

Previdenza integrativa, pensione minima, previdenza complementare, pensione integrativa, regimi pensionistici obbligatori, importo della pensione... Le domande da porsi sono infinite, e di conseguenza i dubbi.

Ma ricordati, anche se il momento di andare in pensione oggi ti sembra lontanissimo, domani sarai felice di aver giocato d’anticipo e di aver pensato fin da ora al tuo piano pensionistico.

Sinceramente, più a lungo trascurerai la questione, meno tempo avrai a disposizione per far rendere i tuoi investimenti e realizzare i tuoi sogni. Il risparmio pensionistico è una questione da affrontare oggi stesso!

Risparmio pensionistico: un cardine del piano pensionistico

Prima di tutto: il risparmio pensionistico, definiamolo insieme!

Per risparmio pensionistico si intende l'insieme degli investimenti finanziari che consentono di accantonare una determinata somma di denaro durante la vita lavorativa, con l'obiettivo di poter affrontare con più serenità gli anni della pensione.

Più semplicemente: mettere da parte oggi, i soldi che ti serviranno domani.

Ma come funziona il risparmio pensionistico? Il principio è semplicissimo.

Stipulando un contratto di capitalizzazione (PIP-Piano Individuale Pensionistico o assicurazione sulla vita) o un contratto di rendita con la tua azienda, sarai in grado di accantonare una certa somma di denaro che ti tornerà decisamente come pensione integrativa.

Naturalmente esistono diverse opzioni per quanto riguarda i fondi d'investimento, che variano in base alle condizioni di applicabilità. Per scegliere in modo ottimale è importante considerare tutti i fattori che ruotano intorno alla soluzione pensionistica presa in esame.

Ad esempio, l'aspetto fiscale e la tassazione previsti dal tuo piano di risparmio pensionistico, tanto sul breve quanto sul lungo periodo.

O la deducibilità fiscale, attraverso il massimale del piano pensionistico nel caso decidessi di investire in un PIP-Piano Individuale Pensionistico per tutta la vita, e per ogni componente “fiscale” del tuo nucleo familiare. 

In sintesi, la scelta di risparmiare per la pensione non va presa alla leggera. 

È un passaggio strategico che conviene anticipare il prima possibile e, se si vogliono evitare brutte sorprese, bisogna considerare tutta una serie di fattori.

A proposito, perché prepararsi alla pensione?

I conti non tornano? Attenzione al divario pensionistico.

Forse avrai già sentito parlare di divario pensionistico, quella nuvola nera che, raggiunta l’età della pensione, si addensa minacciosa sul nostro radioso avvenire.

Questo deficit tra risparmio e pensione riguarda centinaia di milioni di contribuenti in tutta Europa: un divario sempre maggiore tra ciò che i pensionati possono aspettarsi da pensioni statali, pensioni private e aziendali, e il denaro di cui avranno bisogno per condurre uno stile di vita “adeguato” durante la pensione.

E quando diciamo “adeguato” non intendiamo “eccessivo” o “lussuoso”, ma “sufficiente” a garantire uno stile di vita in linea con quello che conduci attualmente. Per capirci, un ventenne francese dovrebbe risparmiare ogni anno 1.200€ di liquidità supplementare per compensare il gap tra il reddito percepito durante la vita lavorativa e l'importo della sua pensione, attivando così un fondo di previdenza complementare. Questa cifra sale a 2.300€ in Germania e raggiunge i 2.700€ in Spagna. 

E in Italia, quanto versare al mese per avere una pensione integrativa più solida? Cominciando a 35 anni con un fondo pensione (esposizione azionaria elevata) e volendo ottenere una rendita di circa 500€ al mese dai 65 in su, si dovrebbero versare circa 300€ al mese. Posticipando l’inizio dei versamenti – ad esempio dai 45 anni – la quota mensile supererebbe agevolmente i 500€.

Riassumendo, conviene sempre valutare l’apertura di una pensione integrativa, ma non solo. Il momento migliore per tirare le somme e attivare un fondo pensione integrativo è “il prima possibile”. Quindi, perché non farlo subito?

Un piano di risparmio pensionistico per il futuro? Prepara il terreno alla tua “pensione integrativa”.

Calcolare quanti soldi ti serviranno quando sarai in pensione non è poi così complicato. Fatti le domande giuste e sarai già a metà strada verso le soluzioni di risparmio più adatte a te. Ecco cosa devi considerare.

1. A che età si va in pensione?

Magari ti piacerebbe smettere di lavorare già domani ma più verosimilmente dovrai aspettare di avere più di sessant’anni, se non settanta, per raggiungere l'età pensionabile.

In ogni caso, con l'aspettativa di vita che si allunga grazie ai recenti progressi della medicina e al miglioramento del tenore di vita, è probabile che trascorrerai 20 anni in pensione. E vent’anni si possono passare alla grande, grazie a un Piano Individuale Pensionistico ben costruito! 

Per quanto possa sembrare banale, strutturare un piano di risparmio pensionistico su misura  richiederà una buona dose di lungimiranza da parte tua: meglio sempre una stima al rialzo, e non al ribasso, sulla durata della tua pensione, così da ridurre il rischio di ritrovarti al verde!

E non dimenticare di prendere in considerazione le varie riforme in campo pensionistico e le variazioni dell'età per andare in pensione! È necessario considerare tutti i fattori per prepararsi al meglio al momento della pensione.

La somma che dovrai accantonare per prepararti ad andare in pensione dipende molto dall'andamento economico generale e dai contributi erogati dallo Stato sotto forma di piano previdenziale - e sappiamo che, quando si parla di pianificazione previdenziale, le cose possono cambiare davvero tanto, da Paese a Paese. 

I più fortunati vivono nei Paesi Bassi, in Turchia e in Croazia: i cittadini di questi Paesi, infatti, riceveranno più del 100% del reddito percepito durante la vita lavorativa una volta che saranno andati in pensione (abbastanza da poter diventare campioni mondiali di bocce!).

Se ti muovi in tempo, potrai considerare l'idea di sottoscrivere un contratto di assicurazione sulla vita oltre al tuo stipendio annuale, per beneficiare di una pensione più consistente.

Giocando d’anticipo potrai applicare la regola del 50/30/20, che garantisce un extra disponibile per la tua futura pensione. Il principio è abbastanza semplice: dopo aver pagato le tasse, organizza il tuo reddito in modo tale da destinare:

  • il 50% ai bisogni essenziali, come l'affitto, le fatture, i prodotti alimentari

  • il 30% a soddisfare i tuoi bisogni secondari

  • il restante 20% alla tua vita futura, in forma di risparmi e di investimenti

Così facendo, ti assicurerai una piccola somma che andrà a incrementare la tua pensione.

2. Previdenza complementare: cos'è e come funziona

La previdenza complementare, questa sconosciuta! 

Forse non tutti sanno che si tratta di una forma di previdenza che si aggiunge a quella obbligatoria senza sostituirla.

Allora, che cosa si intende per previdenza complementare e come funziona la pensione integrativa? Si basa su un sistema di finanziamento a capitalizzazione

Ti spiego meglio. Ogni iscritto ha un conto per accumulare il denaro che i gestori professionisti investiranno sui mercati finanziari acquistando azioni, titoli di stato, quote di fondi comuni d'investimento e titoli obbligazionari al fine di generare rendimenti nel corso del tempo. Questi rendimenti dipenderanno, chiaramente, dalle decisioni del gestore e all’andamento dei mercati. 

So già a cosa stai pensando, non c’è da preoccuparsi: una specifica commissione di vigilanza verifica che correttezza e trasparenza regnino sovrane.  Si chiama Covip, e ha proprio il compito di vigilare sui fondi di previdenza complementare.

Se sottoscrivi una pensione integrativa, quindi, al momento del pensionamento riceverai la rendita data dai risultati di gestione e dai contributi versati, oltre alla pensione INPS.

In alcuni casi, potrai avere quanto maturato in capitale, parzialmente o totalmente e, buono a sapersi, potrai ricevere il denaro anche se non ricevi una pensione pubblica.

Tutto chiaro? La differenza tra il significato di “previdenza obbligatoria” e quello di “previdenza complementare” è un passaggio importante su cui vale la pena soffermarsi: la previdenza obbligatoria si basa sul concetto che i contributi pagati dai lavoratori autonomi, o dai datori di lavoro per conto dei propri dipendenti, confluiscono tutti nello stesso Istituto che paga anche altre prestazioni. Alcuni esempi? Le pensioni di vecchiaia, quelle di invalidità o il reddito di cittadinanza… La previdenza complementare, invece, prevede che i versamenti confluiscano all’interno di un sistema allo scopo di capitalizzare l’investimento e creare una rendita futura.

Ricapitolando: aderire a una previdenza complementare è una tua libera scelta. 

Se deciderai di farlo, il denaro che verserai sarà raccolto in un conto a te intestato per essere investito, tornando a te arricchito dei rendimenti maturati in forma di prestazione pensionistica aggiuntiva.

La contribuzione è definita: la cifra che riceverai una volta in pensione consisterà infatti da quanto avrai versato e dai risultati degli investimenti.

Last but not least, la previdenza complementare è gestita da soggetti ed enti di diritto privato che danno a banche, società di gestione del risparmio, compagnie di assicurazione il compito di investire sui mercati finanziari quanto versato sul fondo pensione. Tutto chiaro? Ti siamo stati d’aiuto? Se vuoi altri consigli sulla pensione integrativa, continua a leggere!

3. Chi può aderire alla previdenza complementare?

La buona notizia è che tutti (tutti!) possono aderire a una delle forme di previdenza complementare per usufruire in futuro di una rendita pensionistica: liberi professionisti, lavoratori autonomi, dipendenti pubblici e privati, lavoratori con contratti atipici, e persino chi un lavoro non ce l'ha!

Insomma, queste forme pensionistiche complementari sono estese a tutte le categorie di cittadini.

Una precisazione: nel caso di lavoratori dipendenti del settore privato, al momento dell’assunzione hanno sei mesi di tempo per decidere se destinare il proprio TFR al fondo pensione di categoria o lasciarlo in azienda.

E in caso di silenzio assenso? Ecco, se il lavoratore non dovesse esprimere  alcuna preferenza, il suo TFR sarà versato automaticamente al fondo pensione di riferimento.

Vantaggi della previdenza complementare. Due parole anche sulla deducibilità e sul regime fiscale

In tanti si chiedono e ci chiedono: ma il regime fiscale di questo sistema previdenziale è davvero agevolato? Sì, lo è. E prevede tanti vantaggi, non contemplati da altri strumenti di risparmio.

Analizziamo più da vicino le tre fasi del rapporto previdenziale.

La prima fase, detta di contribuzione, prevede la deducibilità dei contributi versati alle forme pensionistiche complementari, fino a un limite massimo fissato dalla legge. Ricordati però che la deduzione non rappresenta un’esenzione definitiva, ma solo un rinvio a quando si percepiranno le prestazioni. 

Nella fase dei rendimenti, questi sono soggetti a un’imposta sostitutiva che prevede un'aliquota inferiore rispetto a molte altre forme di risparmio. Buono, direi!

Infine arriviamo alla fase delle prestazioni: quelle erogate ai lavoratori del settore privato (per la parte che non è stata già tassata durante la fase di accumulo) sono soggette a un’imposizione fiscale con un’aliquota che si riduce all'aumentare degli anni di adesione al fondo pensione. Invece per i dipendenti pubblici, è prevista la tassazione ordinaria sulle rendite e la tassazione separata sulla prestazione in capitale.

Non ci stancheremo mai di ripeterlo: pensare al tuo piano pensionistico di domani è una questione che ti conviene affrontare …oggi!

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