20 maggio 2022

6 minuti

Gestione finanziaria

Finanza comportamentale e investimenti: svolta con la tecnologia
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Sommario
  • Cos’è la finanza comportamentale

  • La nascita della disciplina

  • I padri fondatori 

  • A cosa serve la finanza comportamentale

  • Alcuni esempi di “bias”

  • Il ruolo chiave della tecnologia


Il famoso filosofo greco Aristotele, oltre 2.300 anni fa, aveva affermato che l'uomo è un animale razionale e questa definizione è diventata in qualche modo l'assunto della teoria finanziaria classica.

Finanza classica vs finanza comportamentale
Teoria finanziaria classica: ecco il principio chiave

Quest'ultima si basa sull'ipotesi che gli individui siano perfettamente razionali e che di conseguenza, grazie a questa loro peculiarità, riescano ad assumere sempre la decisione migliore in qualsiasi situazione. 

Secondo la teoria finanziaria classica, gli investitori effettuano delle scelte razionali, agendo sulla base di una serie di informazioni analizzate in maniera razionale appunto.

Diverse ricerche empiriche, ma anche la storia stessa, basti pensare a quanto hanno insegnato le crisi finanziarie, hanno dimostrato che gli individui commettono sistematicamente degli errori.  

Cos'è la finanza comportamentale

L'uomo non è solo ragione, ma anche istinto ed emotività, motivo per cui spesso effettua scelte irrazionali. Questo è il presupposto da cui ha preso origine la finanza comportamentale, ossia la branca degli studi economici che si focalizza sui comportamenti degli investitori nei mercati finanziari.

In contrapposizione alla teoria della finanza classica relativa alla perfetta razionalità degli individui e all'efficienza del mercato, si propone come un approccio per alcuni versi alternativo e, per altri, complementare. Questa nuova corrente di pensiero, infatti,parte dall'idea che i mercati non sono del tutto efficienti e che gli individui non sono totalmente razionali. 

La finanza comportamentale riconosce alle emozioni un ruolo importante nelle scelte degli investitori e cerca di comprendere in che modo esse influenzino i mercati finanziari. 

In altre parole, potremmo definire la finanza comportamentale una combinazione di economia, finanza e psicologia

Finanza comportamentale: le origini

Questa branca dell'economia ha visto un grande sviluppo negli ultimi 3-4 decenni, visto che è in questo arco temporale che si sono concentrate le maggiori pubblicazioni e gli studi più autorevoli. 

E' bene sapere però che per trovare le origini della finanza comportamentale bisogna risalire più indietro nel tempo. 

Si può iniziare a parlare di economia comportamentale già sul finire del '700 con Adam Smith, autore del libro "Teoria dei sentimenti morali", nel quale il famoso economista prende in analisi i comportamenti psicologici individuali e sociali. 

Gli economisti neoclassici però tagliano i ponti con la psicologia, dando vita alla teoria dell'homo economicus, considerato esclusivamente come essere razionale. 

Bisognerà poi attendere il secolo scorso e precisamente gli inizi della sua seconda metà, per assistere a un ritorno sulla scena della finanza comportamentale.

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I padri della finanza comportamentale: focus su alcuni princìpi

Nel 1979 viene pubblicato il testo "Prospect Theory: an analysis of decision under risk", scritto da due psicologi israeliani. 

Si tratta di Daniel Kahneman e Amos Tversky, considerati i padri fondatori della finanza comportamentale. 

Con la loro teoria del prospetto, i due psicologi di fatto mirano a dimostrare come i processi decisionali in ambito economico, subiscano importanti modifiche nel momento in cui l'individuo si trova in una situazione di rischio.

Di solito gli essere umani prendono le loro decisioni avendo come obiettivo quello di evitare le perdite o di puntare a un guadagno garantito. 

Nel momento in cui ci si trova però in un contesto di incertezza, si crea un'asimmetria nel processo decisionale. 

La teoria del prospetto di fatto afferma che il peso delle perdite è di gran lunga maggiore rispetto a quello dei guadagni. 

C'è un'asimmetria nella valutazione ed è stato dimostrato che il timore della perdita è tre volte maggiore della gioia che si prova nel momento in cui si conclude con successo un investimento.   

Da qui deriva il concetto dell'avversione alle perdite, uno dei fenomeni psicologici messi in luce da Kahneman e da Tversky nell'ambito dei loro studi. 

Tra i padri fondatori della finanza comportamentale troviamo anche Richard Thaler, vincitore del premio Nobel per l'economia nel 2017. 

Thaler è considerato il fondatore dell'economia comportamentale, la cui teoria chiave è che gli esseri umani in ambito economico effettuano scelte fondamentalmente irrazionali. 

Si parte così da questi comportamenti sbagliati per approdare a una spiegazione dei fenomeni finanziari.  

Finanza comportamentale: a cosa serve?

La finanza comportamentale ha come obiettivo capire il modo in cui si muovono i mercati finanziari, in base al comportamento del singolo individuo o della società. 

In altre parole, questo sottocampo dell'economia comportamentale, cerca di comprendere in che modo agiscono coloro che investono e quali sono i motivi alla base delle decisioni che prendono. 

Come abbiamo visto prima, uno dei principi della finanza comportamentale è che l'essere umano non è totalmente razionale. 

Anche in ambito finanziario le sue scelte sono condizionate da una serie di fattori esterni, i cosiddetti pregiudizi cognitivi, che inducono a commettere errori, con effetti sovente disastrosi per l'individuo, ma a volte di riflesso anche per i mercati. finanziari     

Grazie alla finanza comportamentale si indagano questi comportamenti sbagliati e dannosi e una volta individuati si può offrire una chiave di lettura importante, non solo per capire cosa c'è all'origine degli stessi, ma anche per fare luce sulle logiche del mercato. 

La finanza comportamentale è quindi uno strumento indispensabile perché aiuta a ottimizzare la gestione del risparmio e degli investimenti.

Le ricerche e gli studi realizzati fino a ora, hanno suggerito ai grandi investitori le strategie giuste per trarre il massimo dagli investimenti, anche nelle fasi più complesse del mercato, quando più spesso la maggior parte degli individui commette degli errori.  

Finanza comportamentale: gli errori cognitivi. Alcuni esempi

In precedenza abbiamo già esplicitato uno dei principali fondamentali della finanza comportamentale: l'essere umano commette sistematicamente degli errori a causa dell'assenza di una totale razionalità nelle sue decisioni.

Questi errori sono definiti "bias" o distorsioni cognitive e grazie alla loro analisi si possono individuare dei modelli teorici di cui fare tesoro per prendere delle decisioni più consapevoli. 

Da evidenziare che i bias si dividono in due categorie: cognitivi ed emozionali. 

I bias cognitivi sono "scorciatoie" mentali alle quali si ricorre per evitare il ragionamento, mentre i bias emozionali scaturiscono da alcune emozioni, quali la paura o il desiderio.

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Si parla di eccesso di fiducia quando l'individuo tende a sopravvalutare le sue capacità e quindi si fida esclusivamente della sua percezione che ritiene superiore a qualsiasi evidenza oggettiva.

La percezione asimmetrica delle perdite e dei guadagni fa sì che l'individuo accusi un dolore più forte per le prime, rispetto al piacere legato ai secondi. 

A causa di questo bias, può accadere di prendere una decisione sbagliata spinti proprio dalla paura di una perdita, che non permette di valutare nel modo giusto il potenziale guadagno.   

L'home bias induce a prendere decisioni sulla base di schemi già esplorati e sperimentati in precedenza. 

Questo errore cognitivo porta l'individuo a investire su azioni che già conosce, escludendo ad esempio quelle straniere, con una forte penalizzazione in termini di diversificazione. 

L'ancoraggio è un altro bias con effetti molto negativi, perché altro non è che la tendenza ad "ancorarsi" alle prime informazioni ricevute e di conseguenza alle prime scelte fatte sulla base delle stesse, senza valutare altre opzioni.

L'effetto gregge è tra i bias più noti e si identifica con la tendenza a seguire i comportamenti degli altri, senza un approccio razionale che permetta di effettuare una scelta consapevole. 

L'effetto gregge può portare ad esempio a vendere un titolo azionario solo perchè tutti lo stanno scaricando, ma non è detto che questa sia la mossa giusta. 

Al contempo si potrebbe acquistare un titolo sull'onda dell'euforia degli altri, con il rischio di incappare in una bolla speculativa.

Uno dei bias cognitivi individuati dalla finanza comportamentale è rappresentato dall'errore di attribuzione. nel quale si può incappare dopo che è stata presa una decisione di investimento.

In base all'errore di attribuzione si è portati ad ascrivere a se stessi il merito delle scelte con esito positivo, attribuendo invece ad altri la colpa di quelle andate male.

Economia comportamentale e neuroeconomia

Alla luce della tesi di fondo da cui parte Thaler, non stupisce lo stretto legame che intercorre tra l’economia comportamentale e la neuroeconomia, una disciplina che studia il modo in cui l’essere umano prende le sue decisioni in ambito economico.

Qual è il presupposto della finanza comportamentale

Per capire qual è il presupposto della finanza comportamentale, bisogna partire da una considerazione tanto semplice quanto basilare: l'uomo non è solo ragione, ma anche istinto ed emotività, motivo per cui spesso effettua anche scelte irrazionali.

In quale relazione entra in gioco la finanza comportamentale?

In sostanza la finanza comportamentale studia i mercati in relazione al comportamento delle persone, cercando quindi di capire come i primi siano influenzati dalle emozioni  e dagli aspetti psicologici dell’essere umano.

Finanza comportamentale: il ruolo chiave della tecnologia

Quelli appena elencati sono solo alcuni degli errori cognitivi che influiscono e non poco anche sulle decisioni in ambito finanziario. 

Sapere che le scelte di investimento possono essere condizionate da questi bias è senza dubbio un primo passo molto importante. 

Il merito di ciò va riconosciuto indubbiamente alla finanza comportamentale che ci aiuta fornendoci dei modelli grazie ai quali decidere meglio e in modo più razionale. 

Essere a conoscenza delle anomalie di comportamento non è tuttavia garanzia di successo, perché spesso ciò non basta a evitare la ripetizione di errori di cui pure siamo consapevoli. Ed è qui che la tecnologia diventa decisiva, consentendo di evitare i bias che inducono l'essere umano ad ascoltare le proprie emozioni e non già la razionalità. 

Si pensi ad esempio all'intelligenza artificiale che, scevra da qualsiasi forma di emotività, garantisce un approccio razionale agli investimenti, specie nelle situazioni di mercato più difficili.

Forward Unico e la forza degli algoritmi

Anche noi di Forward You riusciamo a raggiungere questi obiettivi grazie all'utilizzo di una tecnologia all'avanguardia che rappresenta il motore dei nostri prodotti.  

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